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Ricchezza, scarsità, riforma Brunetta dell’accesso ai concorsi2 min lettura

il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, mentre dorme durante l’assemblea di Confindustria che si è svolta all’Auditorium di Roma
Il nostro amabile ministro per la Pubblica Amministrazione Brunetta ha ben deciso di riformare i concorsi pubblici, approfittando del Decreto legge 1 aprile 2021, n. 44. Nello specifico ha introdotto cambiamenti che inaspriranno maggiormente le differenze sociali, la separazione fra ricchi e poveri, l’abolizione della meritocrazia.
Riassumendo, l’accesso ai concorsi pubblici avverrà, d’ora in poi, attraverso una preselezione per titoli legalmente riconosciuti, ed attraverso eventuali esperienze professionali precedenti.

Pietra tombale su meriti e talenti

Oltre ad ostacolare i giovani, anche laureati, la riforma penalizza chiunque non abbia sufficienti risorse economiche da permettersi di pagare corsi di studio, master, specializzazioni, ma fosse costretto da necessità di sostentamento a cercare immediatamente un lavoro, rinunciando all’acquisizione di qualifiche.
Brunetta vuole tanto bene ai ricchi e facoltosi, anche capaci di vivere di rendita, e di potersi permettere di studiare con calma e relax. Lontano il giorno, se mai c’è stato, in cui un giovane disagiato, ma dotato di qualità e talenti, poteva salire la scala sociale ed economica. Non bisogna fare troppi complimenti alle capacità del ministro Brunetta, poiché, come la maggior parte dei politici, è solo un mero esecutore di ordini di chi davvero comanda.

Aggravamento di diseguaglianze sociali e di separazione fra ricchi e poveri.

La lungimirante strategia, in atto ormai da tempo, concede alla massa crescente di non facoltosi solo lavori ordinari non qualificati, come call center, cameriere, barista, barbiere, muratore, operaio, facchino, ecc. Anzi no, camerieri e baristi sono ridotti o estinti, causa pandemia attuale e future. E pure gli operai, ormai superflui grazie al “progresso” robotizzato. Infatti sono sostituiti dai lavoratori della Gig Economy, riders e consegnatori a domicilio. Ma non dimentichiamo i convenientissimi schiavi della manifattura globale. Comunque ruoli senza diritti, facilmente rimpiazzabili, senza potere.

Decennio dopo decennio, lavoriamo sempre più per essere pagati sempre meno. Tutta la ricchezza che esiste al mondo l’abbiamo prodotta noi, ma la controllano pochissimi parassiti, che non hanno mai alzato neanche un dito per lavorare. Quei pochissimi che si adoperano anche a indurre la SCARSITÀ di denaro e di risorse, per drenare, nel tempo, le ricchezze residue delle masse, verso le tasche dei padroni dell’umanità.

Il posto fisso da abolire

Il comico Checco Zalone, con la sua consueta profondità e sottigliezza, nel film “Quo Vado” ha evidenziato aspetti molto seri del posto fisso. I super ricchi o potenti, considerano la classe media o economicamente autosufficiente (non ricattabile) una conseguenza indesiderata e da eliminare dello sviluppo occidentale dei decenni passati. Vorrebbero abbassare il benessere occidentale al livello delle zone povere del mondo, facilmente controllabili.
PS.: Per favore non mettete la valeriana nel caffè di Brunetta. Come? non c’era nessuna valeriana?
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